Terroir e viticoltura
Non si può parlare dei vini senza prima presentare il territorio (terroir, nella più ampia accezione francese): vitigno, terreno, clima, uomo; sappiamo ormai che essi sono intimamente legati, e ancor più in questa piccola realtà straordinaria dove l’unica agricoltura possibile è un’agricoltura “eroica”, ovvero senza l’uso di macchine agricole pesanti, impossibilitate ad operare negli stretti terrazzamenti.
Da sempre la principale cultura dell’isola è stata la vite, in particolare il Moscato d’Alessandria d’Egitto: importato dai Fenici, presente anche al tempo dei Romani, ha conosciuto una larghissima diffusione nell’isola al tempo della dominazione araba, quando veniva coltivato per la produzione dell’uva passa. Il nome popolare di “zibibbo”, usato a Pantelleria, deriva infatti da “zabib”, che in arabo significa proprio uva passa. Coltivato anche in Sicilia, solo a Pantelleria riesce però a raggiungere la migliore qualità: acini grossi, dolcissimi e carnosi, aromi particolari e molto intensi. Oggi lo Zibibbo rappresenta la quasi totalità dei vitigni presenti sull’isola, oltre il 95%, un 3% di altro bianco, come il catarratto, e un 2% di varietà a bacca nera.
Il terreno è vulcanico e si presenta sciolto, con buona porosità; la presenza in alcune zone di pomice, oltre alla conformazione orografica, di tipo collinare, ha reso necessarie delle opere di contenimento del terreno, i famosi terrazzamenti con muretti di pietra lavica murati a secco. Questa immane fatica dell’uomo, iniziata dai Romani, ha contribuito alla formazione di un paesaggio agrario unico e affascinante, segno tangibile dell’ingegno dell’uomo e del sudore versato da generazioni e generazioni.
Anche il clima ha avuto la sua influenza nelle pratiche colturali condotte dall’uomo: il fattore più influente è il vento, che sempre soffia impetuoso e che ha determinato la tipologia di allevamento, alberello basso, con potatura a sperone corto, proprio per proteggere la pianta dal vento. Altro fattore determinante la siccità: ha ancora una volta stimolato l’ingegno dell’uomo che ha pensato bene di creare una conca sotto ogni pianta, per far si che venisse favorita la massima irrigazione con le sole e rare piogge. Pantelleria si trova all’estremità sud della fascia entro la quale è possibile crescere la vite, a pochi km da qui il deserto del Sahara ha il suo inizio, questo ambiente estremo provoca nelle piante uno stress simile a quanto succede, questa volta per ragioni differenti quali il freddo e la mancanza di sole, alle estreme latitudini nord in rinomate regioni come la Borgogna e lo Champagne, è infatti stato dimostrato che, in maniera controintuitiva, la vite dà il meglio di sé e produce i grappoli migliori quando è sotto stress e deve lottare per il proprio cibo (sole, acqua, sostanze presenti nel suolo).
Vendemmia e produzione
La vendemmia, rigorosamente manuale, è molto lunga: si va dai primi di agosto fino alla fine di settembre, questo perchè a Pantelleria esistono diverse zone a precocità differente. Si passa dalle zone più basse e vicine al mare, dove l’uva matura prima (zone “primizie”), via via a scalare fino alle zone più in alto e più interne, dove la maturazione è più tardiva. Le uve provenienti dalle zone più precoci sono quelle destinate alla produzione del Passito, in quanto molto più zuccherine e anche perché si sfrutta la stagione più calda per l’appassimento. La densità dei ceppi per ettaro è mediamente 2500, mentre la produzione media è intorno ai 50 quintali.
L’Azienda dispone di circa 5 ettari di vigneto, parte di proprietà e parte di agricoltori che collaborano da tempo con l’azienda, cui conferiscono il proprio raccolto. Siamo noi comunque, in collaborazione con i contadini, che a luglio iniziamo le visite, programmate e ripetute, nei vigneti per verificare l’andamento della maturazione, controllare il grado zuccherino e stabilire quindi la data della vendemmia.
L’azienda porta quindi avanti l’intero processo di vinificazione, adottando i più alti standard qualitativi e coniugando l’uso di macchinari moderni con operazioni puramente tradizionali (come la sgrappolatura manuale dell’uva passa utilizzata per il Passito).
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